| < | Lino Strangis, nato a Lamezia Terme (CZ) il 19/01/1981. Vive e lavora a Roma. lemomoelectronique@libero.it, linostrangis.blogspot.com Via A. C. Gaudenti n.50 (C/o D’Auria), 00155, Roma http://www.youtube.com/view_play_list?p=AF0402CBDF2B741C |
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| Dopo una formazione multidisciplinare, anni di trascorsi tra pittura, scultura, poesia e musica rock (iniziati in giovanissima età) dal 2001/2002, trasferitosi a Roma, dove durante gli studi universitari è assistente e collaboratore di importanti artisti (dallo scultore M. Savini ai videoartisti Elastic Group of Artistic Research), dirige il percorso della sua ricerca verso le arti multimediali cimentandosi nel campo della sound art, della musica elettronica, digitale ed elettroacustica sperimentale, della fotografia e soprattutto della videoarte e delle installazioni audiovisive ambientali, che individua come contesto ideale in cui far confluire e sviluppare le esperienze pregresse. Dal 2005 partecipa a mostre di rilievo internazionale stringendo amicizie e aprendo dialogo critico con autori storici della media art (su tutti Robert Cahen “amico e maestro”). Nello stesso anno inaugura la personale al MLAC di Roma (a cura di S. Lux). Nel 2006, ancora al MLAC, partecipa alla mostra internazionale Give Me Two Times: Video d’arte e nuove ricerche (insieme ad alcuni dei più affermati giovani videoartisti italiani come Csar Meneghetti ed Elastic Group). Nel 2007 si laurea in filosofia (indirizzo estetica) con tesi dal titolo Mondi Elettronici… Verità e materia nell’audiovisione d’arte, partecipa a Presenze Video-Soniche… Mostra Internazionale di Audiovisioni al Castello (insieme ad autori storici come Studio Azzurro e Robert Cahen), la sua opera di sound art Modular è acquisita dal Sound Art Museum di Roma e il suo Videocarillon n.29 “Sliding Circle Of Existence” è selezionato (per la speciale sezione Totem) da Invideo… XVII Mostra Internazionale di video e cinema oltre (considerata la rassegna più importante del genere in Italia e una delle più prestigiose d’Europa). Nel 2008 parte il progetto work in progress Public art Segnali viandanti/ Video Art Mini-Store dedicato alla realizzazione di installazioni in site specific in diverse città italiane e realizza mostre/azioni/performance di carattere Concettuale come Self Made Curator (in occasione della Quadriennale di Roma). Attualmente è in preparazione la sua nuova mostra personale a cura dell’autorevole critico e Professore Universitario (Roma3) M. M. Gazzano. Nelle sue opere, (di cui è autore di visivo e sonoro) traduce in audiovisione le sue posizioni filosofiche (da quelle più metafisiche a quelle fortemente sociali e politiche) con una tecnica che instaura maggiori legami con la fotografia (sonorizzata) che con il cinema (tanto che egli stesso si è definito “un fotografo del tempo reso tangibile nella cinetica dei fenomeni”), tramite la quale si concentra su singoli processi dei quali sviluppa il portato metaforico nella fase di sonorizzazione, di post-produzione digitale ed in quella di allestimento collocando i (o il) monitor in punti particolari dello spazio o proiettando la medesima traccia video sfruttando l’architettura degli spazi per ottenere e porre contemporaneamente in opera diversi risultati di visione spazializzata. |
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| < | testo di Veronica D’Auria “Se i linguaggi dell’audiovisione commerciale odierna propongono un numero altissimo di immagini, fenomeni che si avvicendano velocissimi sullo schermo generando un sovraffollamento di informazioni e percezioni, io concentro la mia attenzione su singoli accadimenti, spesso infatti le mie opere constano di una sola breve sequenza, una singola inquadratura o di diversi punti di visione del medesimo processo. In ogni caso quasi sempre si tratta di riprese statiche in cui i movimenti di macchina sono minimi o del tutto assenti, in cui il movimento è tutto interno: il contesto ripreso diviene così come il palco scenico di un teatro o come una fotografia animata in cui il sonoro e le diverse forme di alterazione del ripreso possibili grazie all’elaborazione digitale, altrimenti che essere un frustro contorno, svolgono un ruolo strutturale, come elementi autonomi della composizione fondamentali per la formazione delle metafore che cerco di porre in opera. Da un certo punto di vista si può dire che il mio sia un approccio concettuale ma è evidente che c’è qualcosa di particolare: mentre l’arte concettuale storicamente nota rinunciava, chi più chi meno, all’aspetto estetico delle opere ponendo in primo piano il contenuto nel mio caso la ricerca estetica è proprio il veicolo principe del senso oltre che dell’esperienza estetica.” “Le mie opere sono degli oggetti audiovisivi puri i quali acquisiscono il carattere di metafora, di allegoria, sono scrigni visivo-sonori che nascondono nel loro aspetto formale il concetto che intendo portare all’attenzione del fruitore, il titolo è il primo indizio, la chiave di lettura che permette di comprendere l’operazione di significazione ma sempre senza chiudere troppo le possibili interpretazioni… Lasciando all’opera un alone di mistero, uno spazio oscuro, di chiusura al completo accesso alle mie intenzioni creative, l’opera resta più aperta al fruitore esterno che così partecipa all’emersione del senso… Non m’interessa afatto un opera che dica tutto di se: Heidegger diceva che l’opera d’arte è illuminazione e nascondimento”, io condivido a pieno questa visione; ecco perché lavoro così… Non mi dispiace che, specie per alcuni lavori, un fruitore superficiale possa non capire nulla perché ciò che io faccio non è per tutti ma per chi vuole capire, per egli o ella gli elementi per la comprensione non mancano mai; poi, ovviamente si può condividere o meno!” |
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Precisazione iniziale: (tutte le opere sono state progettate come installazioni ma ognuna si |
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| < | RI-MOTION Audio, video ed installazione di Lino Strangis, Roma 2008 Installazione audiovisiva monocanale: 1 videoproiettore 4/3, 1 sistema casse audio dotato di sub-woofer, 1 copia traccia audio/video Ri-Motion (loop) Breve descrizione del progetto: 1 proiezione di grandezza medio piccola posta ad altezza cintola sulla parete interna dell’angolo della sala più lontano dall’ingresso. Come sempre nelle mie opere il titolo da indicazione riguardo al senso, è la chiave di lettura della composizione audiovisiva… Questa volta il riferimento è chiaramente psicanalitico e si rifà al processo di rimozione, di conseguenza approfondisce una questione legata alla dimensione intima di ognuno di noi. In una pozza d’acqua torbida un uomo trova vagamente riconoscibile la sua sagoma che gradualmente si schiarisce accennando sempre più precisamente alle sue fattezze, ma non appena questa figura acquisisce una certa nitidezza lo specchio viene mandato in frantumi da un colpo di bastone, simbolico del meccanismo psichico, e con esso la figura si disperde, viene cancellata, ma prontamente inizia il suo processo di ri-formazione seguito ancora ciclicamente da una nuova rimozione e così all’infinito grazie alla tecnica del loop. Quando l’uomo (o la donna) non accetta se stesso, la sua storia nelle sue componenti traumatiche cerca di rimuoverle e perciò di rimuovere ciò che è egli stesso, di rimandare all’infinito il momento di confrontarsi con la propria interiorità, la propria condizione esistenziale, le sue paure e le sue verità. Ma la rimozione è sintomo potente ed evidente della nevrosi stessa da cui non si trova la forza di liberarsi e così si finge di non vedere il problema, che la questione non esista, mentendo a se stessi e imprigionandosi in un meccanismo senza uscita che è quella che Freud stesso chiama la “coatio a ripetere”. La relazione di visivo e sonoro è stata realizzata per integrare il concetto ed esprimere lo stato d’animo del soggetto preso in questa morsa: la medesima frase musicale, ricalcando la tendenza alla ripetizione si propone melodicamente sempre uguale ma in continue evoluzioni della velocità sincronizzate alla velocità dell’immagine approssimandosi sempre più verso l’isteria che è simboleggiata da gesti molto veloci e frenetici per poi ri-stabilizzarsi e così via. Da specificarsi in fine è il senso dell’installazione e della posizione della proiezione: il fruitore dovrebbe chinarsi lievemente per vedere meglio le immagini, ciò lasciando leggero riferimento al fatto che tale genere di processo tende a nascondersi e è percepibile solo in seguito ad uno sforzo, ad una forte curiosità; inoltre trattandosi dell’immagine simbolica di una dimensione intima il fruitore attua nell’audio-vedere un certo voyeurismo, in un certo qual modo spia un qualcosa che non intendeva mostrarsi chiaramente. |
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| < | POSOLOGIA DEL PERICOLO Audio, video ed installazione di Lino Strangis Roma 2008 Installazione audiovisiva a 3 canali: 3 videoproiettori 4/3, 3 sistemi casse audio dotati di sub-woofer (dimensioni variabili a seconda del sito), 1 presa multiscart, 1 copia traccia audio/video Posologia del pericolo, 2’:3’’ (loop). Breve descrizione del progetto L’installazione è stata pensata per essere locata in uno spazio lungo e stretto, una sorta di corridoio (preferibilmente preesistente) di cui una delle pareti lunghe è occupata da 3 proiezioni della medesima traccia audio/video poste in orizzontale l’una di seguito all’altra. Ho scelto una sequenza in cui la nebbia avvolge la cima del monte Pasubio (fronte di molte battaglie di grande importanza per la storia d’Italia) per simboleggiare la mancanza di visibilità, l’incertezza visiva e quindi lo spaesamento dovuto all’impossibilità di utilizzo del senso reputato più importante (dalla cultura occidentale) in quanto guida principe nei processi di conoscienza. La mancanza di dati visivi certificabili è simbolica di tutte quelle situazioni (odiernamente più che quotidiane) portate alla nostra conoscenza dai telegiornali e dall’informazione audiovisiva in generale, circa le quali il pubblico, i telespettatori, non hanno conoscenza diretta ma sempre e comunque mediata perciò viziabile, veicolabile da resoconti strumentalmente alterati. Rimanendo poco per la vista l’attenzione, il processo di conoscenza si concentra così sull’udito, sui suoni che vanno ad accompagnare quel paesaggio poco chiaro. Con un sonoro che progressivamente muta l’atmosfera dell’opera ho cercato di porre in evidenza come il medesimo fenomeno, specie se complesso e controverso, possa essere percepito in modo anche radicalmente diverso a seconda del commento (sonoro, verbale e quant’altro) a cui si accompagna, sottolineando inoltre come la conoscenza non sia un fenomeno accreditabile a singoli apparati percettori ma ad esperienze sinestetiche… In questo modo gli audiovisivi hanno il potere di far apparire la realtà altro da ciò che essa è ed in un certo qual modo pongono in dubbio l’essenza stessa del concetto di realtà.. Ho cercato di realizzare un’opera formalmente minimale che fosse metafora audiovisiva della strumentalizzazione o quantomeno dell’enorme capacità strumentalizzante che io colgo da parte dei media e dei sistemi di potere che di questi si serve, delle immagini e quindi delle informazioni, che vengono (sempre a mio personale avviso) quotidianamente alterate al fine di veicolare l’opinione pubblica. In quasi totale mancanza di visibilità l’audiovisione si apre con un commento sonoro tranquillo (ma comunque con qualche ambiguità) per poi muoversi verso atmosfere via via più cupe… Sempre più forte si sentono avvicinarsi dei tamburi militari fino a tuonare in un minaccioso rullo guerresco che sembra precedere di poco l’attacco di un esercito, ma nulla accade, nessun attacco, nessun pericolo. Ho scelto il tema del pericolo perché si lega alla famigerata questione sicurezza, che negli ultimi anni è stata propinata con sempre maggiore invadenza dall’informazione audiovisiva mondiale. Inoltre questo lavoro vuole essere una mia personale risposta metaforica al governo italiano, il quale proprio nell’ultimissimo periodo, ha deciso di riempire le città di militari giustappunto per rispondere al crescente bisogno di sicurezza che ossessiona la popolazione. Io ritengo in fine che l’azione in tal senso dei media e dei governi possa intendersi come un ciclico meccanismo di graduale costruzione di un pericolo mai meglio precisato nei fatti, generato al solo fine di sedare la popolazione, distrarla dai propri diritti fondamentali per mezzo della paura… Come uno psicofarmaco la paura del pericolo invisibile viene somministrata alla popolazione con una precisa posologia in determinate epoche, per un determinato fine. |
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| < | LO STATO DEL QUARTO STATO Audio, video ed installazione di Lino Strangis Roma 2008 Installazione audiovisiva monocanale: 1 videoproiettore 4/3, 1 sistema casse audio dotato di sub-woofer, 1 copia traccia audio/video Lo stato del Quarto Stato (loop) Breve descrizione del progetto: 1 grande proiezione a tutta parete! In questa opera ho cercato di tradurre in audiovisione una personale riflessione riguardo ad una antica questione ancora lontana dal trovare un’adeguata soluzione… La questione riguarda Il Quarto Stato, la classe più svantaggiata della società, protagonista del celebre dipinto di Pellizza da Volpedo a cui la mia opera audiovisiva fa preciso riferimento. Essendo io solito ad elaborare frammenti di eventi trovati per rafforzare, tramite il montaggio, la sonorizzazione e gli effetti di alterazione delle riprese, la loro carica metaforica, ho ritrovato il quarto Stato (la versione odierna) come sempre in piazza, nei partecipanti ad una recente manifestazione di lotta per la casa a Roma: gli abiti, i volti ed il contesto, come la condizione sociale ed i diritti rivendicati dal popolo in protesta sono mutati (segno evidente del cambio di epoca) ma in fondo la sostanza è la stessa, esiste ancora un quarto Stato, una parte della società esclusa ancora dal benessere e dai diritti, che contro queste privazioni ancora protesta. Proprio per ricalcare questo concetto di eterna presenza della questione ho utilizzato una delle tecniche tipiche del suo modo di lavorare cioè la ripetizione plurima della medesima sequenza la quale ricorda fortemente la composizione spaziale del capolavoro del Volpedo. Inoltre, per far emergere lo stato di continuo riproporsi di questa spinosa questione, l’artista utilizza la tecnica del ralenti ma proponendo lievi variazioni della velocità di scorrimento. Questa visione sempre diversa e pur sempre uguale, va ad unirsi con un sonoro, come sempre vibrante e ipnotico, teso ad incrementare il senso di sospensione, a tratti inquietante, che avvolge le condizioni di vita e lo stato della protesta dei manifestanti di cui viene posto in evidenza lo stato di precarietà ed incertezza, ulteriormente sottolineato dalla sovrapposizione intermittente (dialogante con il sonoro) di un secondo livello del visivo in cui i corpi dei protagonisti appaiono e scompaiono, visti da più vicino ma tendenti alla completa trasparenza. |
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| < | SKY-NOISE…
ARMONIE DEL CAOS Video e musiche di Lino Strangis_Roma 2008 Un suggestivo fenomeno naturale, il turbinoso avvicendarsi di stormi di storni impegnati nell’approvvigionamento di cibo sul venire della sera, nel cielo sopra al laghetto dell’Eur (a Roma), si dona, elaborato digitalmente dall’artista, alla contemplazione e si propone come spunto di riflessione a diversi livelli. Per cogliere fino in fondo il senso di questa opera è necessario in primo luogo tenere a mente uno dei pensieri che stanno alla base della ricerca del giovane autore chiaramente espresso in queste parole: “Ritengo che la natura, nel suo perpetuo processarsi, detenga la più alta forma d’intelligenza esistente, dalla quale l’uomo, fin dal principio del suo cammino, ha imparato tutto ciò che sa del mondo. Ogni qualvolta che questi crede di poter ignorare i segnali che tale perfetta intelligenza gli invia si allontana rovinosamente dalla saggezza per abbracciare l’esatto opposto! Il più grande errore della cultura occidentale è stato infatti a mio avviso quello di ritenere la razionalità (tipica dell’uomo) superiore al cosiddetto istinto naturale, svalutando ciecamente la sconvolgente funzionalità dei processi vitali di Gaia e del comportamento di tutti i suoi abitanti, agenti di un’intelligenza inter-soggettiva che supera di gran lunga le capacità umane… Ad un certo punto della storia ci siamo convinti che il nostro punto di vista fosse privilegiato, non rendendoci conto o mancandoci il coraggio di una visione più ampia, di quanto sia invece limitata la nostra percezione del mondo e dei suoi fenomeni!”. E’ per queste ragioni che Strangis si avvale di quello che chiama “il super-occhio digitale” per ottenere un punto di visione estremamente ravvicinato che ci proietta in una spettacolare dimensione d’immersione nelle traiettorie di volo, dalla quale l’evento appare sostanzialmente caotico, per poi allargarsi in brevi tratti ad ampie visioni d’insieme, “fugaci lampi di conoscenza -dice- in cui il fenomeno si svela” nella sua impressionante precisione. Assunto quanto detto fin qui bisogna aggiungere che questa opera riesce a concentrare diverse stratificazioni di senso oltre che diverse tendenze della ricerca artistica contemporanea: emerge istantaneamente una vocazione fortemente cinetico/spaziale del visivo in cui lo sfondo monocromatico è continuamente “modellato da una gigantesca mole di movimento”. Tutto ciò va ad integrarsi con il sonoro (anch’esso creato, come sempre, dall’artista) che rende la composizione audiovisiva una mini-opera coreografica in tre movimenti: “Terminate le riprese ho cercato di sposarle ad un sonoro ambientale che le guidasse e le commentasse al tempo stesso[…] E’ stato davvero interessante accorgermi di come e quanto quel formarsi vertiginoso di migliaia di traiettorie nello spazio si prestasse ad acquisire le caratteristiche di una monumentale e ipnotica danza digitale volante”. Strangis, in fine, è convinto che dall’analisi dei fenomeni naturali l’uomo possa prendere spunto per trovare una via risolutiva delle diverse e spinose questioni che lo riguardano: “questi uccelli ad esempio si spartiscono in centinaia di migliaia un piccolo pezzo di cielo compiendo un’azione collettiva, solo apparentemente casuale, che risponde invece ad una sottesa e potentissima armonia nell’ambito della quale ognuno di loro trova possibilità d’accesso al sostentamento… Se solo i governi cercassero di prendere esempio da queste bestie certamente molte delle terribili ingiustizie di questo nostro decadente mondo volgerebbero alla fine!”. SKY-NOISE... ARMONIE DEL CAOS V2 L’opera è stata realizzata dall’artista elaborando creativamente con i software la ripresa di un fenomeno naturale molto particolare al quale si può assistere proprio nel pieno della città. Agenti di questo fenomeno sono stormi di storni impegnati nell’approvvigionamento del cibo sul venire della sera nella zona del laghetto dell’Eur a Roma: “da tempo passando di lì avevo notato che un numero sterminato di volatili solcava il cielo compiendo spettacolari coreografie che restavo ad ammirare per lungo tempo, ma mi accorgevo che ciò che si riusciva a scorgere dalla strada non era che una piccola parte dello spettacolo completo, sempre nascosto dai palazzi, così ho deciso di avventurarmi nella collinetta verde sopra il lago e facendomi strada, non senza qualche rischio, sono riuscito a raggiungere l’epicentro del fenomeno”. In primo luogo quindi Strangis pone in opera un punto di vista ravvicinato sull’evento, non solo in quanto si cimenta in una sessione di trekking per mostrarci da vicino un fenomeno quotidianamente scorto altrimenti solo in lontananza, ma anche in quanto grazie all’utilizzo dello zoom digitale ci viene proposta una visione interna del fenomeno simile a quella che si avrebbe trovandosi in aria nel bel mezzo delle traiettorie di volo. L’artista si avvale di quello che chiama “il super-occhio digitale” (la telecamera) per ottenere, traducendo così le sue posizioni teoriche in metafora audiovisiva, un punto di visione estremamente ravvicinato che ci proietta in una suggestiva e ipnotica dimensione d’immersione nelle traiettorie di volo, dalla quale l’evento appare sostanzialmente caotico, per poi allargarsi in brevi tratti ad ampie visioni d’insieme, “fugaci lampi di conoscenza -dice- in cui il fenomeno si svela” nella sua impressionante precisione. Ma oltre a rendere visibili aspetti di un fenomeno altrimenti inaccessibili all’occhio umano, riaprendo l’atavica questione riguardo la percepibilità dei fenomeni naturali, l’opera sviluppa sul piano metaforico una pungente questione sociale che l’autore ci racconta come segue: “sono convinto che la natura detenga la più alta forma di intelligenza, che dall’analisi dei fenomeni naturali l’uomo possa prendere esempio per trovare una via risolutiva delle diverse questioni che lo riguardano, questi uccelli ad esempio si spartiscono in centinaia di migliaia un piccolo pezzo di cielo compiendo una danza apparentemente caotica che nasconde invece una sottesa e potente armonia nell’ambito della quale ognuna di loro trova sostentamento. Dalla riflessione su questo fenomeno è partito in automatico il parallelo metaforico con la soprapopolazione e le conseguenti difficoltà rispetto alla possibilità di sostentamento globale”… Com’è noto le ricchezze del mondo sono distribuite in maniera disarmonica e del tutto sbilanciata, ciò è causa e conseguenza al tempo stesso della estrema povertà di alcune zone del globo e della sproporzionata ricchezza di altre. Ma, pur con le ovvie difficoltà, se sostenuta da una volontà collettiva, una maggiore armonia è possibile e questa danza volante, oltre ad essere uno spettacolare fenomeno audiovisivo, offre, disponendosi alla contemplazione di essa da parte del fruitore, l’occasione di trovare una prova concreta di questa possibilità, oltre che un esempio e un monito. |
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| < | foto.composizioni digitali: Ri-modulated reality Si tratta dei miei ultimi lavori di fotocomposizione in cui ho cercato di sviluppare un discorso analogo a quello dei lavori audiovisivi, intendendo la realtà come concatenazione di moduli: porre un contesto visivo unito a suoi infiniti doppi possa generare un ambiente completamente diverso, nuovo. n.b.: una introduzione testuale adeguata a queste opere attualmente non è disponibile: quanto sopra scritto non è che una piccola chiave di generica lettura. |
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| R_video_elenco | ||
| http://it.youtube.it/user/enpleinvideo |